Guarire Il Trauma
Recuperando consapevolezza del proprio corpo.
Di Peter A. Levine
Questo scritto molto bello è tratto da un eserciziario di Peter Levine che accompagna una serie di audiocassette. Lo abbiamo tradotto e diffondiamo per il momento solo la parte informativa poiché riteniamo corretto che l’apprendimento delle tecniche avvenga all’interno di un corso. La parte tradotta con gli esercizi la daremo agli studenti dopo il primo livello della formazione. Gli organizzatori della Formazione in Italia.
Somatic Experiencing
Pur essendo la mia formazione nel campo della biofisica medica e della psicologia, l’intuizione originaria che mi ha portato a sviluppare il mio metodo per guarire il trauma mi è derivata dall’osservazione degli animali della foresta. Gli animali selvatici da preda hanno connaturata l’immunità al trauma; diversamente, non potrebbero sopravvivere. Essendo le reazioni umane di fronte al pericolo istintive, e praticamente identiche a quelle degli altri mammiferi, mi chiedevo perché – di contro – siamo così soggetti al trauma. Il mio lavoro con persone traumatizzate negli ultimi trentacinque anni mi ha dimostrato che il nostro cervello, più sviluppato a livello razionale, di fatto impedisce al processo istintivo di svolgere la sua funzione. Sulla base di questa percezione, ho sviluppato un metodo chiamato Somatic Experiencing (SE), che offre strumenti estremamente efficaci per guarire il trauma.
Se non comporta l’uso di farmaci o di altri agenti esterni. Invece, aiuta le persone a trovare l’accesso alla loro capacità istintiva di riprendersi da esperienze sconvolgenti. Per informazioni più dettagliate circa il trauma, vi invito a leggere il mio libro, Waking the Tiger: Healing Trauma (in preparazione la versione in italiano).
Cos'è il trauma
Il trauma è forse la causa di sofferenza umana maggiormente elusa, ignorata, sottovalutata, negata, incompresa e non curata. Pur essendo fonte di sofferenza e alterazioni gravi, non è un disturbo o una malattia, ma è l’effetto collaterale di uno stato di coscienza alterato indotto istintivamente. Entriamo in questo stato alterato – chiamiamolo “modalità di sopravvivenza” – quando percepiamo che la nostra vita è in pericolo. Se ci sentiamo sopraffatti dal senso di pericolo incombente e incapaci di difenderci efficacemente, possiamo restare intrappolati nella modalità di sopravvivenza. Questo stato di sovreccitazione ha semplicemente lo scopo di consentire azioni difensive a breve; ma se non viene curato nel tempo, comincia a produrre i sintomi del trauma. Tali sintomi possono invadere ogni aspetto della nostra vita e sono sufficientemente potenti per distorcere il tessuto stesso delle nostre personali aspirazioni culturali, economiche, politiche, religiose e spirituali.
Forse quel che è più importante capire sul trauma è che le persone, soprattutto i bambini, possono restare sconvolti da ciò che di solito consideriamo eventi comuni, normali. Fino a poco tempo fa la nostra comprensione del trauma si limitava all’esperienza di soldati “con psicosi traumatica da bombardamento” e di vittime di catastrofi e di lesioni gravi. Tuttavia, questa visione ristretta non comprende tutta la realtà. Col tempo, una serie di cosiddetti infortuni di lieve entità possono avere su una persona lo steso effetto dannoso di eventi traumatici di vasta portata quali una guerra o uno stupro. In questo senso, la maggior parte di noi ha subito un trauma, sia direttamente che indirettamente
Il Trauma e l’individuo
Non ci sono due persone che provino o manifestino il trauma esattamente allo stesso modo. Quel che risulta nocivo per una persona può essere stimolante per un’altra. Molti fattori influiscono su questa ampia gamma di reazioni al pericolo, tra cui l’età dell’individuo, la storia del trauma, le dinamiche famigliari e perfino la composizione genetica. Il capire queste differenze ci tratterrà dal giudicarci reciprocamente – atteggiamento che può essere di grave impedimento alla guarigione. Quando siamo traumatizzati abbiamo bisogno di essere sostenuti e non giudicati.
Le consistenti differenze di percezione e reazione individuali rende difficile stabilire una definizione funzionale di quel che è traumatico. Quello che sappiamo è che non è l’evento di per se stesso ad essere traumatico; è la percezione individuale di e la capacità di reazione all’evento. Se si percepisce una situazione come pericolosa per la propria vita, allora quella situazione è potenzialmente traumatica.
Possiamo reagire a quello che percepiamo come una minaccia sia palesemente che celatamente. Per esempio, un veterano di guerra traumatizzato che ha una reazione forte ogniqualvolta da una automobile proviene un rumore come di scoppio sta reagendo in modo palese. La reazione è manifesta anche nel caso di chi, avendo subito tortura e prigionia, suda freddo dentro ad un ascensore affollato. Tuttavia, le reazione di chi, come succede nella maggioranza dei casi, è rimasto sconvolto da una serie di eventi più comuni non sono così facili da rilevare.
Stress e trauma
Ultimamente, è invalso l’uso della parola “trauma” come sostitutiva di “stress”, come in “ho avuto una giornata traumatica al lavoro.” Ciò è fuorviante e banalizzante. Sicuramente, tutti gli eventi traumatici sono stressanti; ma non tutti gli eventi stressanti sono traumatici. I sintomi dello stress si possono annullare rimuovendo le cause dello stress ed alleviate temporaneamente con tecniche quali massaggi e meditazione. Il trauma, al contrario, è una sostanziale frattura. Ha a che fare con la perdita di contatto – con noi stessi, la nostra famiglia e il mondo intorno a noi. Questa perdita è spesso difficile da riconoscere, poiché ha un andamento lento, di lungo periodo. Ci adattiamo a questi impercettibili cambiamenti; senza notarli neppure. Il trauma richiede un’indagine più approfondita rispetto allo stress e la sua guarigione comporta una trasformazione a lungo termine molto più significativa.
La medicina psichiatrica ha scelto di considerare gli effetti più duraturi del trauma come incurabili e solo marginalmente controllabili con farmaci. Non solo il trauma è curabile, ma il processo di guarigione può essere l’elemento catalizzatore di un risveglio interno. Pur essendo un’esperienza di vita, il trauma non deve essere una sentenza a vita.
Le cause del trauma
Un trauma è un trauma, indipendentemente dalle sue cause. E’ irrilevante se qualcun altro troverebbe traumatizzante lo stesso evento. Per esempio, rumori forti improvvisi come tuoni o le grida furiose di adulti possono traumatizzare neonati e bambini piccoli. Naturalmente, tuoni e grida raramente costituiscono un pericolo per la vita; ma quando si parla di trauma, è la percezione di pericolo a costituire il fattore principale. In condizioni normali, una automobile che produce un forte rumore come di scoppio non costituisce di per sé una minaccia. Ma per qualcuno che è rimasto traumatizzato dalla guerra, il rumore anomalo di un’auto può evocare situazioni precedenti effettivamente pericolose per la vita stessa.
Le cause del trauma si possono dividere in due categorie principali:
La prima categoria comprende le cause più frequenti del trauma:
La seconda categoria comprende eventi apparentemente comuni che provocano traumi più spesso di quanto si possa pensare. Nel leggere, notate le vostre reazioni fisiche all’elenco. Cominciate a divenire consapevoli del vostro “felt sense” (percezione sensoriale) fisico delle cose che vi accadono. Fate attenzione a sensazioni quali formicolio, irrigidimento o rilasciamento dei muscoli, acceleramento o rallentamento del battito cardiaco, intorpidimento, paralisi, sbalzi di temperatura, ecc. E’ possibile che vediate il passaggio rapido di immagini; può accadere che colori o forme diversi compaiano nel vostro campo visivo interno. Può capitarvi di essere assaliti da pensieri o emozioni, oppure di avere una reazione leggera o addirittura nessuna. Fate attenzione alle cose che accadono automaticamente, di cui di solito non siete consapevoli. Cercate di notare oggettivamente qualsiasi cosa succeda come se foste un osservatore esterno. Prendetene nota mentalmente e andate avanti.
Ecco una lista di accadimenti potenzialmente traumatizzanti che possono non essere così palesi:
Ricordate che questo è un elenco solo parziale, allo scopo di darvi un’idea approssimativa di eventi potenzialmente traumatici. Ci sono molti altri accadimenti e situazioni simili che possono provocare un trauma in certe condizioni.
La Natura Biologica Del Trauma
Le reazioni umane di fronte al pericolo sono in prima istanza istintive e biologiche e, in seconda istanza, psicologiche e cognitive. Rientrano in tre piani d’azione istintivi: la lotta, la fuga e l’immobilità. Queste tre reazioni sono comuni a tutti i mammiferi. Quando percepiamo un pericolo, corpo e mente entrano nel primo stadio di quel che va sotto il nome di “ciclo di risveglio/attivazione.” I muscoli si tendono e cominciamo a cercare la causa di un possibile pericolo. Se localizziamo tale causa e percepiamo esserci un pericolo reale, entriamo allora nella seconda fase. Mobilitati, corpo e mente cominciano a produrre adrenalina e cortisolo, le due principali sostanze chimiche che ci forniscono l’energia necessaria per lottare o fuggire. Nel terzo stadio scarichiamo tale energia portando a compimento l’opportuna azione difensiva (vale a dire la lotta o la fuga). Il quarto stadio finale si attua quando il sistema nervoso, non più stimolato, ritorna ad uno stato di equilibrio.
Se veniamo sopraffatti dall’entità che ci minaccia e siamo incapaci di lottare o di fuggire, istintivamente mettiamo in essere il terzo piano d’azione, la “reazione d’irrigidimento” (nota anche col nome di “reazione d’immobilità” o “fare il morto”). Questa manovra difensiva risponde a un duplice scopo. In primo luogo, può trarre in inganno l’aggressore facendogli perdere interesse e offrendo a noi la possibilità di scappare. In secondo luogo, non sentiremo alcun dolore se verremo feriti o uccisi mentre ci troviamo in questo stato, perché nello stato di immobilità la coscienza sembra abbandonare il corpo (gli psicologi chiamano tale fenomeno “dissociazione”). Ma anche se siamo immobilizzati il nostro sistema nervoso si trova al massimo stato di all’erta. Non abbiamo potuto scaricare nemmeno in parte l’energia mobilitata dal nostro corpo per la lotta o la fuga – il che ci ha lasciato in uno stato in qualche modo simile a quello di un’automobile di cui acceleratore e freni siano stati schiacciati a fondo contemporaneamente. E’ impossibile completare il ciclo di attivazione quando non ci si può muovere.
Gli animali che sopravvivono ad un attacco impiegando la reazione di irrigidimento fanno semplicemente in modo che l’energia in eccesso venga scaricata biologicamente e che il ciclo di attivazione venga completato. In pratica, lo fanno successivamente all’evento scrollandosi e tremando così da ristabilire la normale respirazione. Questa azione istintiva permette al sistema nervoso di riacquistare il suo equilibrio. (Per una rappresentazione grafica di tale processo, si guardi il video del National Geographic, Attenzione orso polare. Questo video presenta riprese molto eloquenti di un orso che scappa, in fuga da un aeroplano pilotato da un biologo di fauna e flora selvatiche. All’orso viene sparata una freccetta di tranquillante che lo immobilizza. Dopo essere stato marcato e liberato, l’orso si scrolla e scuote tutto per poi riprendere a respirare normalmente. Per vedere chiaramente il completamento della reazione di fuga, proiettate la sequenza al rallentatore.)
Purtroppo, per gli esseri umani è molto più difficile completare tale processo. I motivi principali a spiegazione di questa difficoltà sono due. Il primo è che l’energia di sopravvivenza è così forte che ci spaventa; e il secondo è che ci sentiamo a disagio nell’abbandonare il controllo della ragione a sensazioni involontarie (inconsce). A causa di questi timori, la parte razionale del nostro cervello tenta spesso di reprimere il processo di completamento. Quando ciò avviene, il sistema nervoso resta in uno stato di all’erta. Anche se il pericolo è scomparso, corpo e cervello reagiscono come se fosse ancora presente e continuano ad emettere le sostanze chimiche per la lotta o la fuga.
Per esempio, quando un adulto molestatore sopraffà un bambino, le energie di sopravvivenza istintive del ragazzo vengono represse e sopraffatte. Chiaramente, il bambino non può avviare un tentativo di fuga, figuriamoci se lo può completare! Il bambino, come qualsiasi essere vivente , cerca di cogliere ogni mezzo possibile per controllare la forte energia, potenzialmente travolgente, prodotta per reagire di fronte al pericolo. Questi modi diversi di “controllo” diventano sintomi del trauma.
Gli incidenti d’auto sono esperienze apparentemente più normali, ma spesso altrettanto sconvolgenti – in parte perché in genere le cose avvengono in tempi troppo brevi per permettere manovre di strategia difensiva. Strutturalmente, le auto impediscono lo scarico completo dell’energia istintiva di sopravvivenza. Anche avendo la possibilità di reagire al pericolo rappresentato da un’auto che vi viene contro, tutto quello che potete fare per evitare l’impatto è sterzare. Questa azione può riuscire a scongiurare un incidente, ma il vostro corpo ha già prodotto energia sufficiente ad aiutarvi a sfuggire a una tigre feroce dai denti a sciabola. Invece, tutto quel che avete fatto è stato sterzare per evitare una Jaguar fiammeggiante.
Allo stesso modo, molti pericoli normali – a differenza dei pericoli della foresta – non consentono uno scarico di energia adeguato. L’energia in eccesso, anziché essere riconvertita, rimane intrappolata nel corpo e nella mente. I sintomi del trauma ne sono la conseguenza.
I Sintomi Del Trauma
Il trauma non è una malattia; è uno stato di malessere. Il disagio è la spia di qualcosa dentro di noi che richiede la nostra attenzione. Se i segnali rimangono inattesi si trasformeranno in seguito nei sintomi del trauma.
L’esperienza di ciascun individuo è unica, per cui sarebbe un compito enorme compilare un elenco completo di tutti i sintomi traumatici noti. In ogni caso, certi sintomi si considerano universali perché sono comuni alla maggior parte delle persone traumatizzate. In generale, certi sintomi tendono a comparire prima degli altri. Gli elenchi che seguono non sono intesi a scopo diagnostico, ma piuttosto per aiutarci a farci un’idea sul comportamento dei sintomi traumatici.
Non tutti i sintomi qui elencati sono causati unicamente da un trauma, naturalmente; né tutti quelli che manifestano uno o più di questi sintomi hanno subito un trauma. L’influenza, per esempio, può indurre un malessere simile ad alcuni sintomi traumatici. La differenza sta nel fatto che i sintomi dell'influenza in genere scompaiono dopo alcuni giorni, al contrario di quelli causati da un trauma.
Sintomi specifici nell’ordine di comparsa
In generale, i primi sintomi a svilupparsi dopo un evento traumatico sono:
Sintomi che di seguito possono comparire:
L’ultimo gruppo di sintomi comprende quelli che in genere impiegano più tempo a svilupparsi. Nella maggior parte dei casi, saranno stati preceduti da alcuni dei primi sintomi a comparire (anche se, ancora una volta, non esiste una regola fissa su se e quando un sintomo si manifesterà). Tale gruppo comprende:
I sintomi del trauma possono essere stabili (sempre presenti) o instabili (vanno e vengono); o possono restare latenti per decenni. In genere, i sintomi non si manifestano singolarmente ma a gruppi. Si fanno sempre più complessi col tempo, riducendo sempre più il legame con l’esperienza traumatica originaria. Ciò rende sempre più difficile ricollegare i sintomi alla loro causa, e più facile negare l’incidenza dell’evento traumatico sulla propria vita.
Si può avere la comparsa di uno qualsiasi dei sintomi qui elencati o di tutti, indipendentemente dall’evento precipitante. In tutti i casi, il nostro corpo ha mantenuto tutte le informazioni essenziali che collegano i sintomi al trauma originario. Ecco perché è fondamentale imparare a fidarci dei segnali che ci manda il nostro corpo. I sintomi del trauma sono sveglie telefoniche interne. Se impareremo ad ascoltarle, al fine di aumentare la consapevolezza sia fisica che mentale, potremo cominciare a guarire il nostro trauma.
Guarigione e Trasformazione
Si elabora il trauma attraverso il processo di scarica dell’energia di sopravvivenza in eccesso. Ciò si ottiene
L’elaborazione del trauma si può paragonare al processo della nascita al momento del parto. Il viaggio verso la guarigione ci cala nei canali di nascita virtuale della coscienza. Da questa posizione di forza, ci possiamo opportunamente sistemare per essere sospinti nel flusso della vita. Il trauma, come il travaglio del parto, può agire da naturale spinta finale – la scrollata e il tremito interni oppure il “calcio nel sedere” che ci risveglia a nuova vita e ci porta a casa.
La trasformazione appare molto diversa dal rimedio ai sintomi. Quando si riesce ad elaborare completamente il trauma, avviene un sostanziale cambiamento nel proprio essere dal momento che il sistema nervoso riacquista la sua capacità di autoregolazione.
Gli scienziati hanno individuato tre aree distinte nel cervello umano: il cervello rettile dell’istinto; il cervello limbico o mammifero delle emozioni; e la neocorteccia o cervello razionale. Come già detto in precedenza, spesso non teniamo conto del nostro cervello rettile. Quando elaboriamo il trauma, però, istinto, emotività e intelletto operano insieme anziché uno contro l’altro. Questa unione nel nostro cervello uno e trino ci collega all’origine della nostra vitalità innata. Ci liberiamo delle percezioni distorte che ci impediscono di prendere coscienza della nostra reale potenzialità di esseri umani.
Alimentate dall’energia istintiva, le nostre emozioni ci sollevano anziché tirarci giù. Le nostre percezioni si amplificano per poter ricevere ed accettare ciò che è, senza giudicare. Invece di soccombere alle nostre esperienze di vita, sappiamo trarne insegnamento in modo compassionevole. Senza nessun tentativo di perdono, cominciamo a capire che non esiste colpa. Acquisiamo maggiore fiducia in noi stessi rispetto agli altri e al mondo che ci circonda. Aumenta la nostra capacità di recupero rispetto a un pericolo e allo stress. Diventiamo più spontanei, permettendoci di rilassarci, di goderci la vita e di viverla più pienamente.
Rinegoziazione
Non è necessario rivivere un trauma per poterlo elaborare. Con Somatic Experiencing, “rinegoziamo” i nostri vecchi traumi. La rinegoziazione si avvale di elementi del trauma originario combinati con forze e risorse che non erano disponibili al momento dell’evento. L’intreccio di questi pezzi mancanti con le azioni difensive incomplete del trauma crea un’esperienza nuova e completa. Il completamento elabora il trauma, rafforzandoci e sviluppando una maggiore resistenza a traumi futuri.
I dodici elementi per la buona riuscita della rinegoziazione
Ogni seduta di Somatic Experiencing contiene certi elementi fondamentali. Questi possono comparire in sequenze diverse a seconda dei bisogni e delle condizioni generali – ma soprattutto, quelli qui di seguito vi daranno un’idea di come si presenta una seduta.
Il Risveglio
Diverse tradizioni buddiste e tao descrivono quattro percorsi per il risveglio: l’estasi sessuale, la meditazione, la morte e il trauma. Questi sono gli ultimi catalizzatori per la resa totale e il risveglio. Purtroppo, la maggior parte di noi non è pronta per ricevere le occasioni offerte da simili potenti maestri.
Pur avendo molti di noi vissuto momenti di estasi sessuale, il concentrarci su preamboli, seduzione e prestazione spesso annulla la possibilità di un profondo abbandono emotivo e spirituale. Raggiungere la “morte dell’ego” attraverso la meditazione richiede anni di applicazione, pochissimi hanno raggiunto l’obiettivo finale della disciplina meditativa. Il processo di morire, l’ultima occasione per pacificarci con noi stessi, è stato affidato in larga misura a dottori, farmaci e macchine. Anche in contesti favorevoli di consapevolezza e sostegno, l’atto della resa dello spirito è spesso offuscato dal rimorso per aver aspettato fino alla fine della vita per compierlo.
Il trauma è la quarta via al risveglio. Nell’elaborare il trauma, ci confrontiamo con un mondo incerto. Dobbiamo entrare in una realtà spogliata dell’illusione di sicurezza ed apprendere un modo d’essere completamente nuovo, come il neonato. In questo nuovo mondo le nostre energie istintive non si limitano ad atti di fuga o di violenza incontrollata. Piuttosto, sono le nostre energie eroiche – la fonte della nostra sensibilità creativa, artistica e poetica. Possiamo chiamare a raccolta queste forze istintive per proiettarci nella pienezza della nostra intelligenza.
Il trauma ha a che fare con l’istinto frustrato. L’istinto, per definizione, è sempre al presente. Quando gli riconosciamo il suo legittimo territorio, ci arrendiamo al ”eterno adesso”. Con il contributo congiunto di mente e corpo, possiamo avere accesso alla nostra fonte di energia e vitalità.
Riattivazione Del Trauma
Come abbiamo visto, l’esposizione ad un trauma genera enormi quantità di energia istintiva. L’incapacità di scaricare questa energia induce un vivo/forte desiderio di completamento: l’occasione per liberare la forza intrappolata del riflesso “lotta o fuga”. La nostra cultura offre scarsa conoscenza di questo fenomeno e poche strade per una sana elaborazione. Di conseguenza, molti di noi presentano una coazione a ricreare le situazioni che ci stimolano secondo le stesse modalità del trauma originario – sperando, a livello inconscio, che questa volta riusciremo a completare il processo.
La spinta ad elaborare il trauma attraverso la riattivazione può essere forte e compulsiva. Veniamo irresistibilmente attratti in situazioni che riproducono il trauma originale, secondo modalità sia evidenti che nascoste/dissimulate. La prostituta con una storia di abuso sessuale nell’infanzia, il soldato ex-combattente che si arruola nella corpo di polizia SWAT, la persona che incorre di frequente in incidenti, e quella che si ritrova sempre ad essere la vittima all’interno di relazioni violente sono esempi comuni di questo fenomeno.
In generale, riattiviamo il trauma in due modi. Il primo, la drammatizzazione, si manifesta con l’esteriorizzazione dei sentimenti indotti dal trauma per la violenza subita, facendo violenza su altri. Il secondo, che io chiamo “drammatizzazione interiorizzata” è nettamente prevalente nella nostra cultura. In questo caso, le persone diventano vittime di se stesse nel tentativo di controllare le sensazioni indotte dal trauma per la violenza subita. L’enorme e crescente mercato di ansiolitici e antidepressivi è il sintomo comune a tutta una società di diffusa drammatizzazione interiorizzata.
Esteriorizzazione
La riattivazione violenta porta al completamento e all’elaborazione del trauma? La risposta è quasi certamente no. Se la risposta fosse positiva, le persone che riproducono la violenza non proverebbero la coazione a ripetere per scaricarsi, come in genere avviene. Al contrario, dopo un solo atto violento, il sistema nervoso della maggior parte di queste persone si normalizzerebbe e loro riprenderebbero una vita normale.
La riproduzione della violenza può offrire un sollievo temporaneo e un falso/illusorio senso di vittoria e orgoglio; ma senza scarica biologica non c’è completamento. Si ripete, invece il ciclo di vergogna e violenza. Il sistema nervoso resta attivato al massimo, spingendo le persone a ricorrere all’unico sollievo che conoscono: altra violenza. La persona traumatizzata continua a comportarsi come se l’evento traumatico fosse ancora in atto – in quanto lo è, in termini biologici.
Perché la riattivazione non riesce a scaricare tutta l’energia di sopravvivenza? La risposta, espressa in modo semplice, è nel sovraccarico del sistema. L’incapacità di scaricare questa potentissima energia biologica pone sia la zona emotiva che quella intellettuale del cervello in una posizione che non sono preparate a gestire. Schiacciate dall’energia non scaricata, la zona emotiva e quella razionale del cervello si sforzano di trovare una minaccia esterna per spiegare la forte/intensa attivazione del sistema nervoso. Il cervello emotivo reagisce traducendo l’energia istintiva in emozioni (rabbia, collera e vergogna). Questo porta a uno stato di paura e confusione. Il cervello razionale spiega l’angoscia che ne deriva creando un’idea/impressione: vendetta, giustizia, “nessuno mi vuole bene”, “tutti mi danno la caccia”, ecc. Comincia ad attribuire la colpa, a caso, a “nemici” esterni. Questo continuo stato di all’erta alla scoperta del pericolo crea il contesto per la riproduzione della violenza, cancellando le possibilità di rinegoziazione che sono in grado di portare la vera guarigione.
Interiorizzazione
La grande maggioranza delle persone traumatizzate interiorizza: rivolgono il loro terrore, collera e vergogna al loro interno, dove mina sistematicamente la loro salute e benessere. I dottori valutano che in almeno l’ottanta per cento dei pazienti che si rivolgono a loro non riescono a trovare nessun problema clinico. Una parte consistente di queste persone soffre di sintomi non diagnosticati dovuti a trauma e stress.
Per la nostra cultura è preferibile che si commetta violenza contro se stessi piuttosto che contro gli altri. In assenza di esteriorizzazione violenta, è più facile mantenere una struttura sociale che sembra avere il controllo di se stessa. Soprattutto, la violenza interiore è più facile da negare. Possiamo fingere di non avere interiorizzato gli effetti di eventi lesivi che compromettono sensibilmente la nostra capacità di funzionare. Dove non c’è riconoscimento consapevole, non c’è neppure bisogno di responsabilità individuale e sociale.
Un supporto consistente a livello emotivo e sociale si rende sempre più disponibile e, contemporaneamente, si affina la comprensione del trauma da parte della nostra società. Eppure, la negazione e il bisogno di sentire di avere il controllo della situazione fanno sì che raramente si riceva l’aiuto necessario subito dopo un incidente potenzialmente traumatico. Questo è il momento cruciale in cui più facilmente riusciamo a scaricare la grande energia mobilitata per difenderci – superando immobilità, vergogna e collera, con sussulti e tremiti, in senso letterale. Fa tristezza che molti trovino tale comportamento spaventoso o sconveniente e che cerchino di impedirlo, anziché concedere a se stessi (o a noi) il sostegno necessario e di vitale importanza. La conseguenza è una futura riattivazione e il suo tremendo impatto sulla nostra società. Si potrebbe dire che il quadruplicarsi dei casi di suicidio e depressione tra gli adolescenti dalla Seconda Guerra Mondiale in poi è un esempio del nostro fallimento a questo riguardo.
Il Trauma a livello di società
Il genere umano è una specie violenta; e il ventesimo secolo è stato, io credo, il più violento della nostra storia. Viviamo in un mondo in cui non solo singoli individui ma intere culture e nazioni esteriorizzano la loro violenza. Molta di questa violenza che appartiene a un’intera società è direttamente collegata ad una riattivazione traumatica, talora a distanza di molte generazioni.
Dove la minaccia esterna è la realtà di tutti i giorni – come ad esempio nelle zone di guerra o nelle aree più degradate delle grandi città – il combinarsi di energie di sopravvivenza interne non scaricate con povertà e un ambiente pieno di pericoli per la vita stessa crea una situazione esplosiva che è tragica e che al tempo stesso si autoalimenta perpetuandosi. Bande urbane e rurali, sette e milizie hanno tutte le loro radici nel comportamento istintivo di sopravvivenza. Senza gli strumenti per la rinegoziazione, simili gruppi possono solo ritirarsi dalla società e/o esteriorizzare in modo violento. Ampi gruppi sociali sono ancora più soggetti, rispetto a singoli individui, a un comportamento irrazionale violento, grazie agli effetti sinergici di sentimenti intensi, conflitti tribali, diversità etnica e religiosa e minacce agli interessi nazionali.
Eppure il trauma a livello di società non si limita ai confini di aree dilaniate dalla guerra o centri urbani degradati. Ci circonda tutti e ci colpisce tutti, i nostri bambini in particolare. Il trauma ci scollega sia da noi stessi che dal mondo che ci circonda. Non possiamo sentirci in contatto l’uno con l’altro se non siamo in contatto con noi stessi – e quando ci sentiamo scollegati siamo più inclini alla violenza. In uno stato di scollegamento è più facile esteriorizzare l’ “altro”, addossargli la colpa della nostra angoscia post-traumatica non elaborata e dissociarci dalla sofferenza, qualunque essa sia, che gli causiamo. Le conseguenze di questa diffusa alienazione, sia a livello individuale che sociale, sono particolarmente evidenti negli Stati Uniti, che ha il tasso più elevato al mondo di violenza interna in tempo di pace. Nel 1996, quasi diecimila persone sono state assassinate in questo paese. In quello stesso anno, meno di cento omicidi sono stati riportati in Giappone, Germania e Inghilterra insieme.
Genesi Della Guarigione
Cosa possiamo fare per risolvere l’alienazione globale e le sue ripercussioni distruttive? Dobbiamo cominciare ad imparare a guarire e rinegoziare i nostri traumi individuali. Da lì, possiamo adattare il processo di rinegoziazione perché funzioni, presso comunità, culture e nazioni diverse. E’ un compito che spaventa per la sua portata; eppure credo che si possa realizzare.
Per prima cosa, possiamo aiutare le persona a ristabilire il contatto al primo livello di legame genitore/neonato. Sappiamo che questo vincolo è la base di partenza per guarire e prevenire il trauma, individuale e collettivo. Quando gli adulti sono stressati o traumatizzati i loro figli, neonati e molto piccoli, reagiscono a ciò che percepiscono come disturbo. E’ possibile annullare alcuni degli effetti di questo trauma “ereditato” con movimenti ritmici, musica e interazione di gruppo per ristabilire collegamenti interrotti ed equilibrio. Questo lavoro si sta già facendo – nella ex - Iugoslavia, nel Medio Oriente e nelle aree violente dei centri urbani degradati – al fine di creare modelli di un sano legame genitore/bambino che si possa adattare a culture e situazioni diverse.
Naturalmente, questo è solo l’inizio. Sono convinto che noi, come specie, abbiamo la capacità naturale di guarire il trauma – e oltre a ciò, di utilizzare le nostre esperienze traumatiche per rientrare in contatto con il nostro istinto. La cooperazione della zona istintiva con quella emotiva e quella razionale del nostro cervello, ci trasformerà come individui, portando inevitabilmente a una trasformazione globale su scala molto più ampia. Come esseri interi e “collegati” possiamo realisticamente prevedere la creazione di un mondo gratificante a livello individuale e relativamente pacifico.