Lenire il trauma psichico
Da molto tempo il trauma psichico è territorio delle terapie che si occupano della mente, indagandone i meandri più profondi, come l'inconscio, con la Psicoanalisi, o studiandone il funzionamento come la Psicologia Cognitiva.
Da molto tempo il trauma psichico è territorio delle terapie che si
occupano della mente, indagandone i meandri più profondi, come
l'inconscio, con la Psicoanalisi, o studiandone il funzionamento come la
Psicologia Cognitiva. Entrambi gli approcci utilizzando la parola e
l'ascolto.
Le terapie mediche come la Psichiatria hanno cercato
di ottenere il miglioramento dei sintomi derivanti dal trauma con gli
psicofarmaci, ottenendo tutte buoni risultati.
Così è stato e lo è
ancora a ragion veduta , perché le conseguenze del trauma si sviluppano
soprattutto attraverso sintomi che appartengono alla sfera della mente.
L' intervento sul trauma psichico deve perciò rimanere appannaggio delle discipline psicologiche e mediche.
E'
opportuno pero' puntualizzare alcuni aspetti riguardanti le terapie
verbali o corporee utilizzate per la risoluzione dei traumi alla luce
delle recenti ricerche dovute alle Neuroscienze. I ricercatori negli
ultimi decenni hanno fatto grandi passi verso la comprensione dei
meccanismi d'azione della mente grazie anche alle tecniche d'indagine
sul cervello , sempre più raffinate, che vengono utilizzate per scoprire
quali parti del cervello si attivano nel momento del trauma.
A
partire dai tempi di Freud alla persona che aveva subito un trauma,
subendo l'impatto psicologico di questa esperienza annichilente, veniva
addebitato il fallimento del non riuscire ad uscire dalla malattia e
questo per una probabile personale debolezza o un desiderio inconscio di
non guarire.
Soltanto negli anni 80 il DSM III (Diagnostic and
Statistical Manual of Mental Disorder), la Bibbia degli psichiatri
americani, elenca tra i disturbi il PTSD, ovvero il Disturbo Post
Traumatico da Stress, che per la prima volta indica i sintomi del
disturbo e gli elementi per diagnosticarlo, assolvendo, infine, il
paziente dall'attribuirgli la responsabilità del suo malessere ed
attribuendolo, invece, al grave stress causato all'organismo dall'evento
traumatico.
La spinta all'identificazione più precisa del
disturbo proveniva dagli studi approfonditi sui reduci dal Vietnam e sui
sopravvissuti alle catastrofi naturali (terremoti e uragani) che
avevano colpito gli USA, inoltre nuovi strumenti diagnostici avevano
permesso indagini più accurate.
I sintomi indicati dal DSM III erano e sono tuttora:
Attualmente, alla luce delle più recenti scoperte sul funzionamento del cervello, possiamo definire il trauma come segue:
"Un
evento si definisce traumatico quando è improvviso, inaspettato e viene
percepito dalla persona come una minaccia alla sua sopravvivenza".
In questa definizione le due parole chiave sono percepito e sopravvivenza.
Ciò
che viene da me percepito come minaccia non lo può essere da un'altra
persona, quindi è la percezione soggettiva dell'evento che può rendere
un fenomeno traumatico. Ad esempio i bambini sono soggetti estremamente
più sensibili degli adulti, lo scoppio di un fuoco di artificio può
spaventare o un rumore improvviso o l'abbaiare di un cane possono essere
percepiti come minaccia dal sistema nervoso del bambino.
Sopravvivenza
è nuovamente un termine che ha connotazioni soggettive. La perdita del
lavoro è oggettivamente stressante per chiunque ma può essere traumatico
solo per qualcuno.
Queste brevi osservazioni ci conducono all'affermazione che: il trauma non è nell'evento ma nella persona.
O
meglio non è quindi ciò che accade che è sempre traumatico ma lo può
diventare se, come abbiamo visto, l'evento è improvviso ed inaspettato e
viene percepito minaccioso per la vita della persona. La minaccia è
percepita dal sistema nervoso come intollerabile e pertanto innesca la
risposta di allarme dell'intero sistema.
Nel comune interloquire
quotidiano spesso si sente dire :"....la tal cosa mi ha traumatizzato",
l'uso comune della parola trauma ha in realtà alterato il vero
significato dello stesso. Una situazione stressante può essere percepita
come impegnativa dall'organismo ed , a lungo andare, creare "per
microtraumi ripetuti" conseguenze altamente dannose per l'organismo. Si
deve però dire che, mentre lo stress si può recuperare con rilassamento,
massaggi, meditazione, sul trauma non è possibile intervenire se non
con terapie adeguate.
Abbiamo detto che la condizione
determinante è che l'evento venga percepito come minaccioso, vediamo
allora, in breve, come avviene il meccanismo che suscita nell'individuo
"la percezione" del pericolo.
Il cervello dell'uomo nel corso dei
millenni si è evoluto per corrispondere alle nuove esigenze nate dal
naturale progredire della razza umana. In breve, si può dire che
l'aspetto trino (vedi Fig. 1), soddisfa le attuali richieste del genere
umano.
- La struttura più antica del cervello è il rettiliano, ha
svolto e svolge compiti che hanno a che fare con gli aspetti somatici
(del corpo), è , se vogliamo, la sede degli istinti e delle risposte
somatiche alla minaccia.
- Successivamente si è sviluppato il cervello limbico, che ha compiti riferentesi agli aspetti emozionali dell'essere umano.
-
Solo più recentemente (migliaia di anni fa) ai due precedenti si è
aggiunta la parte più essenziale per l'attuale umanità, la neocorteccia,
perché svolge i compiti che hanno a che fare col relazionarsi con
l'altro e, in particolare, si occupa del "razionalizzare" ciò che
avviene nell'ambiente esterno. Lo sviluppo massiccio della corteccia, in
risposta alle nuove esigenze del contesto sociale, ha creato quelle
circonvoluzioni, che sono caratteristiche della materia grigia, che sono
il frutto della necessità di occupare spazio all'interno della scatola
cranica.
Ogni
evento viene "letto" a tutti e tre i livelli,ogni input sensoriale
viene recepito all'interno di un complesso sistema di reti neuronali e
viene trasmesso a pressoché tutto il cervello.
A livello del
cervello detto rettiliano il ponte ed il midollo saranno attivati dal
pericolo, trasmetteranno a tutto il corpo lo stato dall'allarme
contribuendo a quelle reazioni somatiche date dalla risposta d'allarme
con attivazione muscolare, richiamo dal circolo ematico di superficie
agli organi interni , contraendo i muscoli ed accelerando il battito
cardiaco.
A livello del cervello limbico le emozioni
corrispondenti saranno presenti, paura , angosci, ansia si esprimeranno
in una attivazione emotiva.
A livello della parte corticale del
cervello ,il soggetto cercherà delle vie di scampo orientandosi per
cercare una via di fuga o si attiverà per entrare in una modalità di
lotta e cercherà di razionalizzare l'evento dando un significato a ciò
che sta avvenendo.
Le reazioni di fronte al pericolo di fly (fuga) o fight (lotta) saranno messe in atto.
Il
centro determinante di questo stato d'allarme è l'amygdala, parte del
sistema limbico, l'amygdala funge da "smoke detector" che interpreta
quando le informazioni sensoriali sono una minaccia. L'amygdala viene
"settata" a ricordare particolari suoni, odori, sensazioni fisiche ,
ecc. come pericolose.
Perciò le attuali ricerche procedono nel tentare di riuscire a decondizionare l'amygdala.
Quello
che finora è stato fatto è cercare di "capire" che certe reazioni
fisiche od emozionali sono parte del passato e che sono irrilevanti per
il presente.
Le Neuroscienze hanno però chiarito è che è
pressoché inutile fare parlare le persone del trauma proprio perché con
la "neuroimaging study" utilizzando la PET (Tomografia ad Emissione di
Positroni) si è visto che le aree cerebrali deputate al racconto( area
del Broca) non sono attivate, mentre sono altamente attivate quelle zone
del sistema limbico dell'emisfero destro del cervello che sono deputate
al "rivivere" lo stato traumatico come nel momento in cui è avvenuto.
In
altre parole le persone che descrivono il loro trauma "rivivono" il
loro trauma "qui e adesso con la possibile conseguente
"ritraumatizzazione" ed i conseguenti sintomi : iperventilazione,
tremore, urla, pianto, diventando particolarmente agitati, o
semplicemente collassando in uno stato di impotenza, paura e terrore.
La
conseguenza pratica di queste osservazioni implica che l'efficacia di
tutte le terapie verbali è meno rilevante rispetto a quelle terapie che
possono giungere alle zone del cervello che sono state "toccate" dal
trauma e che possono invece raggiungere la parti limbiche e rettiliane
del cervello.
La sfida è dunque trovare quelle tecniche che
possono risolvere il trauma senza ricrearlo nuovamente raggiungendo le
parti più profonde del nostro cervello.
Più di cento anni fa
William James (il fondatore della Psicologia Statunitense) ha formulato
la teoria della coscienza di James-Lang che stabilisce che il sentire le
emozioni è il risultato della percezione del cambiamento del corpo.
Damasio
( famoso neuroscienziato americano) dice: "l'insieme dei sistemi
neuronali che costituisce il substrato del sentire (feeling) sorge da
due classi di cambiamento biologico: cambiamenti correlati allo stato
del corpo e cambiamenti correlati allo stato cognitivo.
La
maggior parte delle terapie ha essenzialmente ignorato i cambiamenti
correlati allo stato del corpo: la dimensione dell'esperienza sentita.
Quando
un organismo percepisce una minaccia attiva sequenze fisiologiche
prefissate,espressione di una risposta di lotta , di fuga o di paralisi.
Queste semplici sequenze sono riflessi involontari, la cui origine è
localizzata nel midollo allungato.
Come esseri umani noi possiamo
inibire le nostre emozioni come la rabbia o l'irritazione o possiamo
ignorare la nostra sensazione di rabbia, anche se gli appropriati
processi fisiologici associati con questo stato, continuano, cioè un
aumento della pressione sanguigna,la secrezione di saliva e la
contrazione dei muscoli dello stomaco. Questa inibizione viene
denominata " processo alto-basso" (top-down processing).
Le psicoterapie tradizionali utilizzano tecniche "top-down" per gestire le emozioni e sensazioni distruttive.
Il "top-down processing" si focalizza sull'inibire anziché sul "processare" le sensazioni ed emozioni spiacevoli.
Quello
che le Neuroscienze hanno evidenziato circa il funzionamento del
cervello dopo un evento traumatico e che l'ippocampo (che ha il compito
di contestualizzare, valutando la dimensione spazio-tempo) si riduce
grandemente di dimensioni, che l’area del Broca (area del cervello che
sovrintende il linguaggio) vista con la PET non si attiva durante il
racconto del trauma, che quindi la persona che ha subito un trauma non è
in grado di verbalizzare ,spesso, l'evento e che quindi il verbale
viene bloccato dal trauma stesso.
E' necessario dunque che le
tecniche che si applicano per la risoluzione del trauma siano in grado
di procedere dal basso verso l'alto e non viceversa
Devono procedere dall'inconscio al conscio, dalle zone sottocorticali al corticale.
Tutte
le reazioni dell'organismo di cui abbiamo parlato dicono di come il
corpo continui a reagire nello stesso modo, anche molti anni dopo, come
se la persona fosse ancora esposta all'evento traumatico.
Diventando consapevoli delle proprie sensazioni si introducono nuove opzioni per risolvere i problemi.
In
particolare uno dei maggiori ricercatori Bessel Van der Kolk è stato
influenzato da alcuni psicoterapeuti corporei come Pat Odgen,
originatore del trattamento chiamato Sensorimotor Psychotherapy
(Psicoterapia Sensomotoria) e Peter Levine fondatore del Somatic
Experiencing ( Sperimentare il Somatico)e anche membro del Rolf
Institute.
L'influenza di questi psicoterapeuti lo ha portato a
dire: ".....per avere una terapia efficace, abbiamo bisogno di fare
interventi che possano cambiare il modo in cui le persone regolano le
loro funzioni più profonde, cosa che probabilmente non può essere fatto
con le sole parole ed il linguaggio.".
Le terapie corporee e
dunque il Rolfing appartengono, in buona sostanza, a quelle tecniche che
riprocessano dal basso verso l’alto permettendo alla persona di
diventare più consapevole delle proprie sensazioni.
La modalità
del Rolfing di procedere ad una riorganizzazione funzionale della
struttura recuperando la piena potenzialità del gesto e quindi offrendo
al cliente la possibilità di attingere alla completezza
dell’espressione, mette la persona nella possibilità di concludere
l'azione con quel "gesto mancante" che durante l’evento traumatico non
si è potuto esprimere.
Sempre Bessel Van der Kolk dice: "....se
si vuole realmente aiutare una persona traumatizzata, è necessario
lavorare sui suoi profondi stati fisiologici e, allora la mente inizierà
a cambiare.".
Possiamo comprendere che se una persona che abbia
subito un’aggressione proveniente dal lato destro del suo corpo e che
sia stata impedita a sollevare il braccio per proteggersi (questo perché
l’evento è improvviso ed inaspettato), metterà in atto modalità che,
nel campo visivo oscureranno il lato destro del corpo e, sempre a
destra, la spalla , il collo ed il torace, e che i movimenti saranno
certamente meno agevoli da quel lato con una conseguente ridotta
capacità di ri-orientarsi.
Il lavoro del Rolfing sul gesto
mancante e comunque quello nelle dieci sedute con i rispettivi
obbiettivi strutturali da raggiungere, metteranno il cliente nella
condizione di recuperare una potenzialità inibita dal trauma.
La
sensazione fisica derivante e la consapevolezza del poter compiere il
gesto , senza dover arrivare immediatamente alle zone corticali e quindi
senza doverne dare immediatamente un significato, può permettere di
riprocessare il vecchio trauma in quelle zone del cervello ancora
attivate dall’evento del passato.
Il cervello rettiliano
completando il gesto potrà cessare la sua attivazione e quello limbico
potrà integrare l’informazione proveniente dalle parti più antiche del
cervello. Solo più tardi e forse in altro contesto , la persona potrà
integrare a livello cognitivo ciò che è avvenuto nella seduta di
Rolfing.
La seduta di Rolfing, che si svolge in un contesto
protettivo e rassicurante, offre l'opportunità di accedere ai quei
livelli profondi della mente umana che sono stati toccati dal dolore e
dalla sofferenza del trauma. Il Rolfer può accompagnare la persona che
ha sofferto nel graduale accostarsi alle benefiche sensazioni corporee
che si ottengono durante la seduta.
L'opportunità di ascoltarsi e
di sentire il pieno effetto delle nuove sensazioni può portare alla
scoperta di nuove risorse che possono essere lenitive per la persona.
Ciò
che viene spesso definito ,in termini generici, un miglior adattamento
allo stress quotidiano, un comportamento diverso come risultato delle
dieci sedute, potrebbe non essere altro che il completamento (a livello
del cervello rettiliano e limbico) del gesto inibito durante i piccoli o
grandi eventi traumatici della nostra vita.
Il concludere
un'azione, a suo tempo inibita, offre la possibilità alla persona di
procedere verso una nuova integrazione del sé, fonte di una nuova vita,
assimilando il passato doloroso in un sistema nervoso più elastico e
resiliente.
In conclusione le tecniche corporee che offrono la
possibilità di non dover rivivere il trauma raccontandolo e che mettono
la persona in contatto con nuove sensazioni benefiche e positive,
recuperando i gesti inibiti giovano a coloro che abbiano subito eventi
non ancora risolti e che appesantiscono la persona nel suo procedere.
Le
tecniche psicoterapiche come l'EMDR (Eyes Movement Desensitation and
Reprocessing) ed il Somatic Experiencing, entrambe riconosciute come
efficaci nel trattamento del trauma, traggono dunque grande supporto
dalle tecniche corporee che accelerando il processo di guarigione
attraverso il sentire rinforzano e nutrono il processo di
autoguarigione.