Guarire Il Trauma
Recuperando consapevolezza del proprio corpo.
Di Peter A. Levine
Questo scritto molto bello è tratto da un eserciziario di Peter Levine che accompagna una serie di audiocassette. Lo abbiamo tradotto e diffondiamo per il momento solo la parte informativa poiché riteniamo corretto che l’apprendimento delle tecniche avvenga all’interno di un corso. La parte tradotta con gli esercizi la daremo agli studenti dopo il primo livello della formazione. Gli organizzatori della Formazione in Italia.
Somatic Experiencing
Pur essendo la mia
formazione nel campo della biofisica medica e della psicologia,
l’intuizione originaria che mi ha portato a sviluppare il mio metodo per
guarire il trauma mi è derivata dall’osservazione degli animali della
foresta. Gli animali selvatici da preda hanno connaturata l’immunità al
trauma; diversamente, non potrebbero sopravvivere. Essendo le reazioni
umane di fronte al pericolo istintive, e praticamente identiche a quelle
degli altri mammiferi, mi chiedevo perché – di contro – siamo così
soggetti al trauma. Il mio lavoro con persone traumatizzate negli ultimi
trentacinque anni mi ha dimostrato che il nostro cervello, più
sviluppato a livello razionale, di fatto impedisce al processo istintivo
di svolgere la sua funzione. Sulla base di questa percezione, ho
sviluppato un metodo chiamato Somatic Experiencing (SE), che offre
strumenti estremamente efficaci per guarire il trauma.
Se non
comporta l’uso di farmaci o di altri agenti esterni. Invece, aiuta le
persone a trovare l’accesso alla loro capacità istintiva di riprendersi
da esperienze sconvolgenti. Per informazioni più dettagliate circa il
trauma, vi invito a leggere il mio libro, Waking the Tiger: Healing
Trauma (in preparazione la versione in italiano).
Cos'è il trauma
Il
trauma è forse la causa di sofferenza umana maggiormente elusa,
ignorata, sottovalutata, negata, incompresa e non curata. Pur essendo
fonte di sofferenza e alterazioni gravi, non è un disturbo o una
malattia, ma è l’effetto collaterale di uno stato di coscienza alterato
indotto istintivamente. Entriamo in questo stato alterato – chiamiamolo
“modalità di sopravvivenza” – quando percepiamo che la nostra vita è in
pericolo. Se ci sentiamo sopraffatti dal senso di pericolo incombente e
incapaci di difenderci efficacemente, possiamo restare intrappolati
nella modalità di sopravvivenza. Questo stato di sovreccitazione ha
semplicemente lo scopo di consentire azioni difensive a breve; ma se non
viene curato nel tempo, comincia a produrre i sintomi del trauma. Tali
sintomi possono invadere ogni aspetto della nostra vita e sono
sufficientemente potenti per distorcere il tessuto stesso delle nostre
personali aspirazioni culturali, economiche, politiche, religiose e
spirituali.
Forse quel che è più importante capire sul trauma è
che le persone, soprattutto i bambini, possono restare sconvolti da ciò
che di solito consideriamo eventi comuni, normali. Fino a poco tempo fa
la nostra comprensione del trauma si limitava all’esperienza di soldati
“con psicosi traumatica da bombardamento” e di vittime di catastrofi e
di lesioni gravi. Tuttavia, questa visione ristretta non comprende tutta
la realtà. Col tempo, una serie di cosiddetti infortuni di lieve entità
possono avere su una persona lo steso effetto dannoso di eventi
traumatici di vasta portata quali una guerra o uno stupro. In questo
senso, la maggior parte di noi ha subito un trauma, sia direttamente che
indirettamente
Il Trauma e l’individuo
Non ci sono due
persone che provino o manifestino il trauma esattamente allo stesso
modo. Quel che risulta nocivo per una persona può essere stimolante per
un’altra. Molti fattori influiscono su questa ampia gamma di reazioni al
pericolo, tra cui l’età dell’individuo, la storia del trauma, le
dinamiche famigliari e perfino la composizione genetica. Il capire
queste differenze ci tratterrà dal giudicarci reciprocamente –
atteggiamento che può essere di grave impedimento alla guarigione.
Quando siamo traumatizzati abbiamo bisogno di essere sostenuti e non
giudicati.
Le consistenti differenze di percezione e reazione
individuali rende difficile stabilire una definizione funzionale di quel
che è traumatico. Quello che sappiamo è che non è l’evento di per se
stesso ad essere traumatico; è la percezione individuale di e la
capacità di reazione all’evento. Se si percepisce una situazione come
pericolosa per la propria vita, allora quella situazione è
potenzialmente traumatica.
Possiamo reagire a quello che
percepiamo come una minaccia sia palesemente che celatamente. Per
esempio, un veterano di guerra traumatizzato che ha una reazione forte
ogniqualvolta da una automobile proviene un rumore come di scoppio sta
reagendo in modo palese. La reazione è manifesta anche nel caso di chi,
avendo subito tortura e prigionia, suda freddo dentro ad un ascensore
affollato. Tuttavia, le reazione di chi, come succede nella maggioranza
dei casi, è rimasto sconvolto da una serie di eventi più comuni non sono
così facili da rilevare.
Stress e trauma
Ultimamente,
è invalso l’uso della parola “trauma” come sostitutiva di “stress”,
come in “ho avuto una giornata traumatica al lavoro.” Ciò è fuorviante e
banalizzante. Sicuramente, tutti gli eventi traumatici sono stressanti;
ma non tutti gli eventi stressanti sono traumatici. I sintomi dello
stress si possono annullare rimuovendo le cause dello stress ed
alleviate temporaneamente con tecniche quali massaggi e meditazione. Il
trauma, al contrario, è una sostanziale frattura. Ha a che fare con la
perdita di contatto – con noi stessi, la nostra famiglia e il mondo
intorno a noi. Questa perdita è spesso difficile da riconoscere, poiché
ha un andamento lento, di lungo periodo. Ci adattiamo a questi
impercettibili cambiamenti; senza notarli neppure. Il trauma richiede
un’indagine più approfondita rispetto allo stress e la sua guarigione
comporta una trasformazione a lungo termine molto più significativa.
La
medicina psichiatrica ha scelto di considerare gli effetti più duraturi
del trauma come incurabili e solo marginalmente controllabili con
farmaci. Non solo il trauma è curabile, ma il processo di guarigione può
essere l’elemento catalizzatore di un risveglio interno. Pur essendo
un’esperienza di vita, il trauma non deve essere una sentenza a vita.
Le cause del trauma
Un
trauma è un trauma, indipendentemente dalle sue cause. E’ irrilevante
se qualcun altro troverebbe traumatizzante lo stesso evento. Per
esempio, rumori forti improvvisi come tuoni o le grida furiose di adulti
possono traumatizzare neonati e bambini piccoli. Naturalmente, tuoni e
grida raramente costituiscono un pericolo per la vita; ma quando si
parla di trauma, è la percezione di pericolo a costituire il fattore
principale. In condizioni normali, una automobile che produce un forte
rumore come di scoppio non costituisce di per sé una minaccia. Ma per
qualcuno che è rimasto traumatizzato dalla guerra, il rumore anomalo di
un’auto può evocare situazioni precedenti effettivamente pericolose per
la vita stessa.
Le cause del trauma si possono dividere in due categorie principali:
La prima categoria comprende le cause più frequenti del trauma:
La seconda categoria comprende eventi apparentemente comuni che
provocano traumi più spesso di quanto si possa pensare. Nel leggere,
notate le vostre reazioni fisiche all’elenco. Cominciate a divenire
consapevoli del vostro “felt sense” (percezione sensoriale) fisico delle
cose che vi accadono. Fate attenzione a sensazioni quali formicolio,
irrigidimento o rilasciamento dei muscoli, acceleramento o rallentamento
del battito cardiaco, intorpidimento, paralisi, sbalzi di temperatura,
ecc. E’ possibile che vediate il passaggio rapido di immagini; può
accadere che colori o forme diversi compaiano nel vostro campo visivo
interno. Può capitarvi di essere assaliti da pensieri o emozioni, oppure
di avere una reazione leggera o addirittura nessuna. Fate attenzione
alle cose che accadono automaticamente, di cui di solito non siete
consapevoli. Cercate di notare oggettivamente qualsiasi cosa succeda
come se foste un osservatore esterno. Prendetene nota mentalmente e
andate avanti.
Ecco una lista di accadimenti potenzialmente traumatizzanti che possono non essere così palesi:
Ricordate che questo è un elenco solo parziale, allo scopo di darvi
un’idea approssimativa di eventi potenzialmente traumatici. Ci sono
molti altri accadimenti e situazioni simili che possono provocare un
trauma in certe condizioni.
La Natura Biologica Del Trauma
Le
reazioni umane di fronte al pericolo sono in prima istanza istintive e
biologiche e, in seconda istanza, psicologiche e cognitive. Rientrano in
tre piani d’azione istintivi: la lotta, la fuga e l’immobilità. Queste
tre reazioni sono comuni a tutti i mammiferi. Quando percepiamo un
pericolo, corpo e mente entrano nel primo stadio di quel che va sotto il
nome di “ciclo di risveglio/attivazione.” I muscoli si tendono e
cominciamo a cercare la causa di un possibile pericolo. Se localizziamo
tale causa e percepiamo esserci un pericolo reale, entriamo allora nella
seconda fase. Mobilitati, corpo e mente cominciano a produrre
adrenalina e cortisolo, le due principali sostanze chimiche che ci
forniscono l’energia necessaria per lottare o fuggire. Nel terzo stadio
scarichiamo tale energia portando a compimento l’opportuna azione
difensiva (vale a dire la lotta o la fuga). Il quarto stadio finale si
attua quando il sistema nervoso, non più stimolato, ritorna ad uno stato
di equilibrio.
Se veniamo sopraffatti dall’entità che ci
minaccia e siamo incapaci di lottare o di fuggire, istintivamente
mettiamo in essere il terzo piano d’azione, la “reazione
d’irrigidimento” (nota anche col nome di “reazione d’immobilità” o “fare
il morto”). Questa manovra difensiva risponde a un duplice scopo. In
primo luogo, può trarre in inganno l’aggressore facendogli perdere
interesse e offrendo a noi la possibilità di scappare. In secondo luogo,
non sentiremo alcun dolore se verremo feriti o uccisi mentre ci
troviamo in questo stato, perché nello stato di immobilità la coscienza
sembra abbandonare il corpo (gli psicologi chiamano tale fenomeno
“dissociazione”). Ma anche se siamo immobilizzati il nostro sistema
nervoso si trova al massimo stato di all’erta. Non abbiamo potuto
scaricare nemmeno in parte l’energia mobilitata dal nostro corpo per la
lotta o la fuga – il che ci ha lasciato in uno stato in qualche modo
simile a quello di un’automobile di cui acceleratore e freni siano stati
schiacciati a fondo contemporaneamente. E’ impossibile completare il
ciclo di attivazione quando non ci si può muovere.
Gli animali
che sopravvivono ad un attacco impiegando la reazione di irrigidimento
fanno semplicemente in modo che l’energia in eccesso venga scaricata
biologicamente e che il ciclo di attivazione venga completato. In
pratica, lo fanno successivamente all’evento scrollandosi e tremando
così da ristabilire la normale respirazione. Questa azione istintiva
permette al sistema nervoso di riacquistare il suo equilibrio. (Per una
rappresentazione grafica di tale processo, si guardi il video del
National Geographic, Attenzione orso polare. Questo video presenta
riprese molto eloquenti di un orso che scappa, in fuga da un aeroplano
pilotato da un biologo di fauna e flora selvatiche. All’orso viene
sparata una freccetta di tranquillante che lo immobilizza. Dopo essere
stato marcato e liberato, l’orso si scrolla e scuote tutto per poi
riprendere a respirare normalmente. Per vedere chiaramente il
completamento della reazione di fuga, proiettate la sequenza al
rallentatore.)
Purtroppo, per gli esseri umani è molto più
difficile completare tale processo. I motivi principali a spiegazione di
questa difficoltà sono due. Il primo è che l’energia di sopravvivenza è
così forte che ci spaventa; e il secondo è che ci sentiamo a disagio
nell’abbandonare il controllo della ragione a sensazioni involontarie
(inconsce). A causa di questi timori, la parte razionale del nostro
cervello tenta spesso di reprimere il processo di completamento. Quando
ciò avviene, il sistema nervoso resta in uno stato di all’erta. Anche se
il pericolo è scomparso, corpo e cervello reagiscono come se fosse
ancora presente e continuano ad emettere le sostanze chimiche per la
lotta o la fuga.
Per esempio, quando un adulto molestatore
sopraffà un bambino, le energie di sopravvivenza istintive del ragazzo
vengono represse e sopraffatte. Chiaramente, il bambino non può avviare
un tentativo di fuga, figuriamoci se lo può completare! Il bambino, come
qualsiasi essere vivente , cerca di cogliere ogni mezzo possibile per
controllare la forte energia, potenzialmente travolgente, prodotta per
reagire di fronte al pericolo. Questi modi diversi di “controllo”
diventano sintomi del trauma.
Gli incidenti d’auto sono
esperienze apparentemente più normali, ma spesso altrettanto
sconvolgenti – in parte perché in genere le cose avvengono in tempi
troppo brevi per permettere manovre di strategia difensiva.
Strutturalmente, le auto impediscono lo scarico completo dell’energia
istintiva di sopravvivenza. Anche avendo la possibilità di reagire al
pericolo rappresentato da un’auto che vi viene contro, tutto quello che
potete fare per evitare l’impatto è sterzare. Questa azione può riuscire
a scongiurare un incidente, ma il vostro corpo ha già prodotto energia
sufficiente ad aiutarvi a sfuggire a una tigre feroce dai denti a
sciabola. Invece, tutto quel che avete fatto è stato sterzare per
evitare una Jaguar fiammeggiante.
Allo stesso modo, molti
pericoli normali – a differenza dei pericoli della foresta – non
consentono uno scarico di energia adeguato. L’energia in eccesso,
anziché essere riconvertita, rimane intrappolata nel corpo e nella
mente. I sintomi del trauma ne sono la conseguenza.
I Sintomi Del Trauma
Il
trauma non è una malattia; è uno stato di malessere. Il disagio è la
spia di qualcosa dentro di noi che richiede la nostra attenzione. Se i
segnali rimangono inattesi si trasformeranno in seguito nei sintomi del
trauma.
L’esperienza di ciascun individuo è unica, per cui
sarebbe un compito enorme compilare un elenco completo di tutti i
sintomi traumatici noti. In ogni caso, certi sintomi si considerano
universali perché sono comuni alla maggior parte delle persone
traumatizzate. In generale, certi sintomi tendono a comparire prima
degli altri. Gli elenchi che seguono non sono intesi a scopo
diagnostico, ma piuttosto per aiutarci a farci un’idea sul comportamento
dei sintomi traumatici.
Non tutti i sintomi qui elencati sono
causati unicamente da un trauma, naturalmente; né tutti quelli che
manifestano uno o più di questi sintomi hanno subito un trauma.
L’influenza, per esempio, può indurre un malessere simile ad alcuni
sintomi traumatici. La differenza sta nel fatto che i sintomi
dell'influenza in genere scompaiono dopo alcuni giorni, al contrario di
quelli causati da un trauma.
Sintomi specifici nell’ordine di comparsa
In generale, i primi sintomi a svilupparsi dopo un evento traumatico sono:
Sintomi che di seguito possono comparire:
L’ultimo gruppo di sintomi comprende quelli che in genere impiegano più tempo a svilupparsi. Nella maggior parte dei casi, saranno stati preceduti da alcuni dei primi sintomi a comparire (anche se, ancora una volta, non esiste una regola fissa su se e quando un sintomo si manifesterà). Tale gruppo comprende:
I sintomi del trauma possono essere stabili (sempre presenti) o
instabili (vanno e vengono); o possono restare latenti per decenni. In
genere, i sintomi non si manifestano singolarmente ma a gruppi. Si fanno
sempre più complessi col tempo, riducendo sempre più il legame con
l’esperienza traumatica originaria. Ciò rende sempre più difficile
ricollegare i sintomi alla loro causa, e più facile negare l’incidenza
dell’evento traumatico sulla propria vita.
Si può
avere la comparsa di uno qualsiasi dei sintomi qui elencati o di tutti,
indipendentemente dall’evento precipitante. In tutti i casi, il nostro
corpo ha mantenuto tutte le informazioni essenziali che collegano i
sintomi al trauma originario. Ecco perché è fondamentale imparare a
fidarci dei segnali che ci manda il nostro corpo. I sintomi del trauma
sono sveglie telefoniche interne. Se impareremo ad ascoltarle, al fine
di aumentare la consapevolezza sia fisica che mentale, potremo
cominciare a guarire il nostro trauma.
Guarigione e Trasformazione
Si elabora il trauma attraverso il processo di scarica dell’energia di sopravvivenza in eccesso. Ciò si ottiene
L’elaborazione del trauma si può paragonare al processo della nascita
al momento del parto. Il viaggio verso la guarigione ci cala nei canali
di nascita virtuale della coscienza. Da questa posizione di forza, ci
possiamo opportunamente sistemare per essere sospinti nel flusso della
vita. Il trauma, come il travaglio del parto, può agire da naturale
spinta finale – la scrollata e il tremito interni oppure il “calcio nel
sedere” che ci risveglia a nuova vita e ci porta a casa.
La
trasformazione appare molto diversa dal rimedio ai sintomi. Quando si
riesce ad elaborare completamente il trauma, avviene un sostanziale
cambiamento nel proprio essere dal momento che il sistema nervoso
riacquista la sua capacità di autoregolazione.
Gli scienziati
hanno individuato tre aree distinte nel cervello umano: il cervello
rettile dell’istinto; il cervello limbico o mammifero delle emozioni; e
la neocorteccia o cervello razionale. Come già detto in precedenza,
spesso non teniamo conto del nostro cervello rettile. Quando elaboriamo
il trauma, però, istinto, emotività e intelletto operano insieme anziché
uno contro l’altro. Questa unione nel nostro cervello uno e trino ci
collega all’origine della nostra vitalità innata. Ci liberiamo delle
percezioni distorte che ci impediscono di prendere coscienza della
nostra reale potenzialità di esseri umani.
Alimentate
dall’energia istintiva, le nostre emozioni ci sollevano anziché tirarci
giù. Le nostre percezioni si amplificano per poter ricevere ed
accettare ciò che è, senza giudicare. Invece di soccombere alle nostre
esperienze di vita, sappiamo trarne insegnamento in modo
compassionevole. Senza nessun tentativo di perdono, cominciamo a capire
che non esiste colpa. Acquisiamo maggiore fiducia in noi stessi rispetto
agli altri e al mondo che ci circonda. Aumenta la nostra capacità di
recupero rispetto a un pericolo e allo stress. Diventiamo più spontanei,
permettendoci di rilassarci, di goderci la vita e di viverla più
pienamente.
Rinegoziazione
Non è
necessario rivivere un trauma per poterlo elaborare. Con Somatic
Experiencing, “rinegoziamo” i nostri vecchi traumi. La rinegoziazione si
avvale di elementi del trauma originario combinati con forze e risorse
che non erano disponibili al momento dell’evento. L’intreccio di questi
pezzi mancanti con le azioni difensive incomplete del trauma crea
un’esperienza nuova e completa. Il completamento elabora il trauma,
rafforzandoci e sviluppando una maggiore resistenza a traumi futuri.
I dodici elementi per la buona riuscita della rinegoziazione
Ogni
seduta di Somatic Experiencing contiene certi elementi fondamentali.
Questi possono comparire in sequenze diverse a seconda dei bisogni e
delle condizioni generali – ma soprattutto, quelli qui di seguito vi
daranno un’idea di come si presenta una seduta.
Il Risveglio
Diverse tradizioni buddiste e
tao descrivono quattro percorsi per il risveglio: l’estasi sessuale, la
meditazione, la morte e il trauma. Questi sono gli ultimi catalizzatori
per la resa totale e il risveglio. Purtroppo, la maggior parte di noi
non è pronta per ricevere le occasioni offerte da simili potenti
maestri.
Pur avendo molti di noi vissuto momenti di estasi
sessuale, il concentrarci su preamboli, seduzione e prestazione spesso
annulla la possibilità di un profondo abbandono emotivo e spirituale.
Raggiungere la “morte dell’ego” attraverso la meditazione richiede anni
di applicazione, pochissimi hanno raggiunto l’obiettivo finale della
disciplina meditativa. Il processo di morire, l’ultima occasione per
pacificarci con noi stessi, è stato affidato in larga misura a dottori,
farmaci e macchine. Anche in contesti favorevoli di consapevolezza e
sostegno, l’atto della resa dello spirito è spesso offuscato dal rimorso
per aver aspettato fino alla fine della vita per compierlo.
Il
trauma è la quarta via al risveglio. Nell’elaborare il trauma, ci
confrontiamo con un mondo incerto. Dobbiamo entrare in una realtà
spogliata dell’illusione di sicurezza ed apprendere un modo d’essere
completamente nuovo, come il neonato. In questo nuovo mondo le nostre
energie istintive non si limitano ad atti di fuga o di violenza
incontrollata. Piuttosto, sono le nostre energie eroiche – la fonte
della nostra sensibilità creativa, artistica e poetica. Possiamo
chiamare a raccolta queste forze istintive per proiettarci nella
pienezza della nostra intelligenza.
Il trauma ha a che fare con
l’istinto frustrato. L’istinto, per definizione, è sempre al presente.
Quando gli riconosciamo il suo legittimo territorio, ci arrendiamo al
”eterno adesso”. Con il contributo congiunto di mente e corpo, possiamo
avere accesso alla nostra fonte di energia e vitalità.
Riattivazione Del Trauma
Come
abbiamo visto, l’esposizione ad un trauma genera enormi quantità di
energia istintiva. L’incapacità di scaricare questa energia induce un
vivo/forte desiderio di completamento: l’occasione per liberare la forza
intrappolata del riflesso “lotta o fuga”. La nostra cultura offre
scarsa conoscenza di questo fenomeno e poche strade per una sana
elaborazione. Di conseguenza, molti di noi presentano una coazione a
ricreare le situazioni che ci stimolano secondo le stesse modalità del
trauma originario – sperando, a livello inconscio, che questa volta
riusciremo a completare il processo.
La spinta ad elaborare il
trauma attraverso la riattivazione può essere forte e compulsiva.
Veniamo irresistibilmente attratti in situazioni che riproducono il
trauma originale, secondo modalità sia evidenti che
nascoste/dissimulate. La prostituta con una storia di abuso sessuale
nell’infanzia, il soldato ex-combattente che si arruola nella corpo di
polizia SWAT, la persona che incorre di frequente in incidenti, e quella
che si ritrova sempre ad essere la vittima all’interno di relazioni
violente sono esempi comuni di questo fenomeno.
In generale,
riattiviamo il trauma in due modi. Il primo, la drammatizzazione, si
manifesta con l’esteriorizzazione dei sentimenti indotti dal trauma per
la violenza subita, facendo violenza su altri. Il secondo, che io chiamo
“drammatizzazione interiorizzata” è nettamente prevalente nella nostra
cultura. In questo caso, le persone diventano vittime di se stesse nel
tentativo di controllare le sensazioni indotte dal trauma per la
violenza subita. L’enorme e crescente mercato di ansiolitici e
antidepressivi è il sintomo comune a tutta una società di diffusa
drammatizzazione interiorizzata.
Esteriorizzazione
La
riattivazione violenta porta al completamento e all’elaborazione del
trauma? La risposta è quasi certamente no. Se la risposta fosse
positiva, le persone che riproducono la violenza non proverebbero la
coazione a ripetere per scaricarsi, come in genere avviene. Al
contrario, dopo un solo atto violento, il sistema nervoso della maggior
parte di queste persone si normalizzerebbe e loro riprenderebbero una
vita normale.
La riproduzione della violenza può offrire un
sollievo temporaneo e un falso/illusorio senso di vittoria e orgoglio;
ma senza scarica biologica non c’è completamento. Si ripete, invece il
ciclo di vergogna e violenza. Il sistema nervoso resta attivato al
massimo, spingendo le persone a ricorrere all’unico sollievo che
conoscono: altra violenza. La persona traumatizzata continua a
comportarsi come se l’evento traumatico fosse ancora in atto – in quanto
lo è, in termini biologici.
Perché la riattivazione non riesce a
scaricare tutta l’energia di sopravvivenza? La risposta, espressa in
modo semplice, è nel sovraccarico del sistema. L’incapacità di scaricare
questa potentissima energia biologica pone sia la zona emotiva che
quella intellettuale del cervello in una posizione che non sono
preparate a gestire. Schiacciate dall’energia non scaricata, la zona
emotiva e quella razionale del cervello si sforzano di trovare una
minaccia esterna per spiegare la forte/intensa attivazione del sistema
nervoso. Il cervello emotivo reagisce traducendo l’energia istintiva in
emozioni (rabbia, collera e vergogna). Questo porta a uno stato di paura
e confusione. Il cervello razionale spiega l’angoscia che ne deriva
creando un’idea/impressione: vendetta, giustizia, “nessuno mi vuole
bene”, “tutti mi danno la caccia”, ecc. Comincia ad attribuire la colpa,
a caso, a “nemici” esterni. Questo continuo stato di all’erta alla
scoperta del pericolo crea il contesto per la riproduzione della
violenza, cancellando le possibilità di rinegoziazione che sono in grado
di portare la vera guarigione.
Interiorizzazione
La
grande maggioranza delle persone traumatizzate interiorizza: rivolgono
il loro terrore, collera e vergogna al loro interno, dove mina
sistematicamente la loro salute e benessere. I dottori valutano che in
almeno l’ottanta per cento dei pazienti che si rivolgono a loro non
riescono a trovare nessun problema clinico. Una parte consistente di
queste persone soffre di sintomi non diagnosticati dovuti a trauma e
stress.
Per la nostra cultura è preferibile che si commetta
violenza contro se stessi piuttosto che contro gli altri. In assenza di
esteriorizzazione violenta, è più facile mantenere una struttura sociale
che sembra avere il controllo di se stessa. Soprattutto, la violenza
interiore è più facile da negare. Possiamo fingere di non avere
interiorizzato gli effetti di eventi lesivi che compromettono
sensibilmente la nostra capacità di funzionare. Dove non c’è
riconoscimento consapevole, non c’è neppure bisogno di responsabilità
individuale e sociale.
Un supporto consistente a livello emotivo e
sociale si rende sempre più disponibile e, contemporaneamente, si
affina la comprensione del trauma da parte della nostra società. Eppure,
la negazione e il bisogno di sentire di avere il controllo della
situazione fanno sì che raramente si riceva l’aiuto necessario subito
dopo un incidente potenzialmente traumatico. Questo è il momento
cruciale in cui più facilmente riusciamo a scaricare la grande energia
mobilitata per difenderci – superando immobilità, vergogna e collera,
con sussulti e tremiti, in senso letterale. Fa tristezza che molti
trovino tale comportamento spaventoso o sconveniente e che cerchino di
impedirlo, anziché concedere a se stessi (o a noi) il sostegno
necessario e di vitale importanza. La conseguenza è una futura
riattivazione e il suo tremendo impatto sulla nostra società. Si
potrebbe dire che il quadruplicarsi dei casi di suicidio e depressione
tra gli adolescenti dalla Seconda Guerra Mondiale in poi è un esempio
del nostro fallimento a questo riguardo.
Il Trauma a livello di società
Il
genere umano è una specie violenta; e il ventesimo secolo è stato, io
credo, il più violento della nostra storia. Viviamo in un mondo in cui
non solo singoli individui ma intere culture e nazioni esteriorizzano la
loro violenza. Molta di questa violenza che appartiene a un’intera
società è direttamente collegata ad una riattivazione traumatica, talora
a distanza di molte generazioni.
Dove la minaccia esterna è la
realtà di tutti i giorni – come ad esempio nelle zone di guerra o nelle
aree più degradate delle grandi città – il combinarsi di energie di
sopravvivenza interne non scaricate con povertà e un ambiente pieno di
pericoli per la vita stessa crea una situazione esplosiva che è tragica e
che al tempo stesso si autoalimenta perpetuandosi. Bande urbane e
rurali, sette e milizie hanno tutte le loro radici nel comportamento
istintivo di sopravvivenza. Senza gli strumenti per la rinegoziazione,
simili gruppi possono solo ritirarsi dalla società e/o esteriorizzare in
modo violento. Ampi gruppi sociali sono ancora più soggetti, rispetto a
singoli individui, a un comportamento irrazionale violento, grazie agli
effetti sinergici di sentimenti intensi, conflitti tribali, diversità
etnica e religiosa e minacce agli interessi nazionali.
Eppure il
trauma a livello di società non si limita ai confini di aree dilaniate
dalla guerra o centri urbani degradati. Ci circonda tutti e ci colpisce
tutti, i nostri bambini in particolare. Il trauma ci scollega sia da noi
stessi che dal mondo che ci circonda. Non possiamo sentirci in contatto
l’uno con l’altro se non siamo in contatto con noi stessi – e quando
ci sentiamo scollegati siamo più inclini alla violenza. In uno stato di
scollegamento è più facile esteriorizzare l’ “altro”, addossargli la
colpa della nostra angoscia post-traumatica non elaborata e dissociarci
dalla sofferenza, qualunque essa sia, che gli causiamo. Le conseguenze
di questa diffusa alienazione, sia a livello individuale che sociale,
sono particolarmente evidenti negli Stati Uniti, che ha il tasso più
elevato al mondo di violenza interna in tempo di pace. Nel 1996, quasi
diecimila persone sono state assassinate in questo paese. In quello
stesso anno, meno di cento omicidi sono stati riportati in Giappone,
Germania e Inghilterra insieme.
Genesi Della Guarigione
Cosa
possiamo fare per risolvere l’alienazione globale e le sue
ripercussioni distruttive? Dobbiamo cominciare ad imparare a guarire e
rinegoziare i nostri traumi individuali. Da lì, possiamo adattare il
processo di rinegoziazione perché funzioni, presso comunità, culture e
nazioni diverse. E’ un compito che spaventa per la sua portata; eppure
credo che si possa realizzare.
Per prima cosa, possiamo aiutare le persona a ristabilire il contatto al primo livello di legame genitore/neonato. Sappiamo che questo vincolo è la base di partenza per guarire e prevenire il trauma, individuale e collettivo. Quando gli adulti sono stressati o traumatizzati i loro figli, neonati e molto piccoli, reagiscono a ciò che percepiscono come disturbo. E’ possibile annullare alcuni degli effetti di questo trauma “ereditato” con movimenti ritmici, musica e interazione di gruppo per ristabilire collegamenti interrotti ed equilibrio. Questo lavoro si sta già facendo – nella ex - Iugoslavia, nel Medio Oriente e nelle aree violente dei centri urbani degradati – al fine di creare modelli di un sano legame genitore/bambino che si possa adattare a culture e situazioni diverse.
Naturalmente, questo è solo l’inizio. Sono convinto che noi, come specie, abbiamo la capacità naturale di guarire il trauma – e oltre a ciò, di utilizzare le nostre esperienze traumatiche per rientrare in contatto con il nostro istinto. La cooperazione della zona istintiva con quella emotiva e quella razionale del nostro cervello, ci trasformerà come individui, portando inevitabilmente a una trasformazione globale su scala molto più ampia. Come esseri interi e “collegati” possiamo realisticamente prevedere la creazione di un mondo gratificante a livello individuale e relativamente pacifico.